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Milano sconosciuta: Arima, la strega di Via Laghetto

Gennaio 18, 2019

Talvolta è sufficiente guardare oltre le mete più battute per scoprire storie straordinarie e preziose. La vita di Arima, la strega di Via del Laghetto Milano, a pochi metri dal Duomo, è tra queste.

Alle spalle di Piazza Duomo, oltre l’omonimo complesso monumentale e proprio di fianco l’Università Statale, oggi sorge un quartiere residenziale ordinato e tranquillo, eppure, secoli fa, la zona di Via del Laghetto era uno dei luoghi più malfamati di Milano. Perché Via del Laghetto godeva di una pessima reputazione? Perché era semplicemente il ritrovo degli ultimi, delle anime perse, dei disadattati, dei rifiutati, delle prostitute e, per riassumerle tutte, dei geni e delle anime speciali, quelle che sopravvivono nonostante tutto. De André ci avrebbe scritto una canzone.

Via del Laghetto

Sul finire del 1500 il Duomo era ancora in costruzione e Via del Laghetto, a pochi metri dalla piazza principale, il suo cantiere. Da qui giungevano i blocchi di marmo bianco necessari alla sua costruzione direttamente da Candoglia. Come? Per mezzo di una Darsena, un corso d’acqua artificiale costruito in breve tempo per rendere più semplice e veloce il collegamento dal Naviglio, canale principale, a Via del Laghetto. La zona, dunque, fungeva da vero e proprio porto ed era abitata principalmente da operai impegnati nella costruzione del Duomo, dai vetraschi, conciatori di pelli e dai Tencitt, carbonai addetti allo scarico del carbone necessario per riscaldare il vicino ospedale.

Ca’ di Tecitt

Ca’ di Tecitt, la casa degli sporchi, era il soprannome con cui Via del Laghetto veniva apostrofata dai più nel 1500. Per via degli scaricatori di carbone, perennemente macchiati di nero e pronti ad accollarsi un mestiere che neppure i più miseri avevano lo stomaco di fare. Per gli operai impegnati nello smistamento dei blocchi di marmo bianco necessari alla costruzione del Duomo ma soprattutto per i vetraschi, conciatori di pelli abituati a lavorare in condizioni disumane senza alcuna garanzia igienica, la cui speranza di vita, a causa delle sostanze altamente nocive inalate, era ridotta a zero. Ragion per cui il mestiere era svolto prevalentemente da bambini prelevati dagli orfanotrofi cui veniva concesso un po’ di cibo, il minimo che li tenesse in vita fino a quando il carico di lavoro e le sostanze inalate glielo avrebbero concesso, lasciati riposare per poche ore al giorno in stanze luride e fredde di Via del Laghetto fino alla loro morte. Bambini che non avevano mai conosciuto un atto di carità e che, si racconta, parlavano il linguaggio sconosciuto di chi non è mai stato messo in condizione di sostenere un dialogo. In alcuni casi, adulti miracolosamente sopravvissuti e ridotti allo stato animale, brutalizzati dalla durezza della vita, le cui compagne erano molto spesso bambine cresciute sulla strada e divenute adulte dedite alla prostituzione.

La casa degli sporchi ben presto creò e alimentò una controcultura che si sovrappose alla Chiesa, ben lontana dalla misericordia e compassione di cui gli abitanti di Via del Laghetto avevano disperatamente bisogno.

Arima, la strega di Via del Laghetto

Arima visse in un secolo buio che, come spesso accade, fomentò paura e superstizione tra i più umili fino a quando parte della Chiesa se ne servì come panacea, creando il Tribunale dell’Inquisizione. Anni di esecuzioni sommarie e feroci in cui, ad averne la peggio, furono soprattutto le donne, le più disperate o semplicemente le più libere, anime perse o semplici guaritrici, spesso vittime di vendette per avere rifiutato avances o per avere disobbedito a richieste folli.

Di Arima si conosce davvero poco, tutte le tracce sono andate smarrite nel corso dei secoli, eppure dalle carte più antiche viene fuori un’unica certezza: la sua storia è legata alla terribile peste che colpì Milano nel 1576.

Quel che è certo, è che Arima visse in Via del Laghetto 2 e che fu definita la Strega delle streghe per via dell’enorme rispetto di cui godeva negli ambienti più malfamati, dagli ultimi e dalle donne che, ormai, trovavano più misericordia nelle figure demonizzate dalla religione piuttosto che dalla Chiesa del tempo. Si racconta che Arima avesse la capacità di guarire grazie a una sapiente conoscenza della proprietà delle erbe e che possedesse l’arte di distinguere il bene dal male. A lei fu attribuita la capacità di pacificare tensioni e battibecchi tra le ‘streghe’ che di notte affollavano un altro luogo malfamato, Piazza della Vetra, famosa per i terribili roghi dell’Inquisizione.

Arima era davvero una strega? Sì, se si pensa alle streghe con la mentalità del medioevo. Alla stregoneria, in quei tempi, era attribuito tutto ciò che la mente umana non era in grado di spiegare. Ogni forma di pensiero filosofico o scientifico sostanzialmente innovativo, ogni forma di progresso e diversità, venivano soffocati e tacciati come eretici. Non stupisce, dunque, che figure particolarmente evolute come Arima vivessero in Via del Laghetto, insieme agli ultimi e all’umanità emarginata dalla società del tempo.

Con molta probabilità, dunque, Arima fu semplicemente una donna dotata del dono dell’empatia e della compassione verso le anime perse, di un’intelligenza al di sopra della media unita alla conoscenza delle erbe curative grazie alle quali riuscì a guarire e salvare i Tacitt, gli sporchi, esseri umani tenuti a distanza persino dagli ambienti più umili.

Arima riuscì a distinguere il bene dal male in un tempo in cui, come spesso accade, i ruoli si ribaltarono e, soprattutto, rappresentò per le donne di Via Laghetto quello che la Chiesa, all’epoca, non fu in grado di fare: provare pietà e compassione. 

Via del Laghetto 2 oggi


La peste del 1576

Quel che è certo, è che nel 1576 una delle più terribili ondate di peste flagellò Milano (è persino citata nel capitolo XXXI de I Promessi Sposi). Tutta la città ne fu colpita, ad eccezione di Via del Laghetto e dei suoi abitanti. Fu così che si cominciò a sussurrare di come una strega di nome Arima avesse protetto Via del Laghetto con un incantesimo.

Presto i pettegolezzi assunsero toni pittoreschi descrivendo Arima come la strega delle streghe, dedita al sabba e a balli misteriosi sui tetti della via dei Tecitt prima di volare sulla sua scopa verso Piazza Vetra.

È qui che si perde ogni traccia di Arima, che sarà ricordata dai più come la strega di tutte le streghe. Il suo nome, comunque, non figura tra le condannate al rogo dall’Inquisizione.

Via del Laghetto oggi

Le proprietà del carbone

Cosa ha salvato Via del Laghetto dalla peste del 1576? Con molta probabilità, il potere antiparassitario e disinfettante del carbone, inalato dai tencitt del Laghett e rivelatosi, per i suoi abitanti, un potentissimo medicinale. Ancora una volta, alla stregoneria era attribuito tutto ciò che la scienza dell’epoca non era in grado di spiegare.

L’inquisizione: il caso di Caterina Medici

Se di Arima non c’è alcuna traccia tra le condannate al rogo in Piazza della Vetra negli anni della peste a Milano, dalle carte dell’epoca riemergono storie straziati di condanne sommarie e palesemente ingiuste. Tra tutte, la storia di Caterina Medici, ingiustamente accusata di stregoneria. Sua unica colpa, avere rifiutato la corte del suo padrone. Il caso di Caterina fu talmente noto all’epoca che, per la sua esecuzione, fu costruita per la prima volta una baltresca, un palco che consentì alla grande folla di assistere senza interferenze alle sue torture.

Soltanto della seconda metà del 1700 emerse una coscienza critica che cominciò a tacciare l’Inquisizione come un “Fenomeno di una credenza fantastica, opera di cervelli pazzi e teste strambe*”. 

Un ultimo rogo fu compiuto nel giugno del 1788 per volontà dell’imperatore Giuseppe II: nel chiostro di S. Maria delle Grazie, furono dati alle fiamme tutti i documenti relativi all’Inquisizione di Milano a partire dall’anno 1314. Eppure non tutti i libri furono distrutti.

Ma questa è un’altra storia, che sarà raccontata un’altra volta.

Fonti:

*  http://www.storiadimilano.it/Repertori/cronologia_streghe.htm

Streghe, diavoli e sibille. Atti del Convegno (Como, 18-19 maggio 2001) Ed. Nodolibri, 2006

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17 Comments

  • Reply Noemi Gennaio 18, 2019 at 8:53 am

    Ho vissuto 10 anni a Milano e non conoscevo assolutamente questa storia. La prossima volta che vado, farò un giro in questa zona senz’altro. Grazie perchè adesso è ricco di fascino nella mia testa.

  • Reply Stefania Gennaio 18, 2019 at 10:03 am

    Sempre interessante leggere queste storie. Un tempo chi usava erbe per curare era considerata una strega, eppure in tutto il mondo si sono sempre usate per sanare i malanni. Quante vittime ha fatto l’Inquisizione!

    • Reply Francesca Gennaio 20, 2019 at 11:34 am

      Sì, Stefania, c’è stato un tempo in cui ogni forma di diversità veniva demonizzata. Bastava pochissimo, anche essere particolarmente intelligenti.

  • Reply SIlvia The Food Traveler Gennaio 18, 2019 at 12:28 pm

    Non conosco Milano purtroppo e non avevo mai sentito questa storia. Quelle persone – bambini e adulti – potrebbero essere i personaggi di un racconto di Dickens viste le condizioni in cui vivevano. E la povera Arima ha subito la stessa sorte di altre donne che non avevano nessuna colpa. Dalle mie parti (Piemonte) abbiamo una storia simile, quella di Micillina: una poveretta sposata con un uomo burbero, ubriaco e manesco. Un bel giorno il tizio cadde da una piante e si ruppe l’osso del collo, e ovviamente la moglie fu accusata di stregoneria per aver in qualche modo causato la sua morte… E anche lei quindi andò ad aggiungersi al numero delle vittime dell’Inquisizione.
    Al di là dei fatti tristi, mi piacciono queste storie poco note!

    • Reply Francesca Gennaio 20, 2019 at 11:31 am

      Hai ragione, quante storie straordinarie e mai raccontate, una perdita enorme per la nostra cultura perché smarrite nella memoria stessa. Per questo faccio il possibile per raccattarle dal passato. Ci sono storie che non meritano altro

  • Reply Silvia Gennaio 19, 2019 at 11:44 am

    Ma è interessantissimo, mi piacciono le leggende. Nonostante abiti a Bergamo, quindi Milano è molto vicina non conoscevo queste curiosità. Grazie per l’articolo !

    • Reply Francesca Gennaio 20, 2019 at 11:26 am

      Grazie a te, Silvia, per essere passata da qui 🙂

  • Reply Silvia Montis Sylvié Gennaio 19, 2019 at 11:57 pm

    Ma che bella storia!!! Hai proprio ragione qui De André ci avrebbe scritto davvero una canzone. Ho vissuto a Milano e visto il Duomo tante volte ma non sapevo dell’esistenza di questo quartiere degradato tanto meno delle storie sul lavoro dei bambini orfani e della guaritrice (preferisco chiamarla così piu che strega) mi ha davvero colpita.

    • Reply Francesca Gennaio 20, 2019 at 11:25 am

      Ne sono felice, Silvia, grazie!

  • Reply Julia Gennaio 20, 2019 at 7:29 pm

    io sono di Milano, questa storia non la conoscevo affatto però! devo ammettere che però sono poche le cose che mi soffermo a vedere della mia città con un “lo farò quando avrò un po più di tempo..” sbagliando purtroppo

  • Reply Dani Gennaio 21, 2019 at 5:38 am

    Milano nasconde tanti luoghi poco conosciuti, ma molto interessanti. Non conoscevo questa storia… davvero molto curiosa!

  • Reply Simona Febbraio 12, 2019 at 11:35 am

    Non avevo assolutamente idea esistesse questa storia. Pensare che Via del Laghetto è proprio dietro il Duomo. Non conosco Milano molto bene ma la sua storia mi ha affascinata moltissimo e la inserirò sicuramente in un itinerario in città!

    • Reply Francesca Febbraio 23, 2019 at 4:19 pm

      Ne vale la pena, Simona!

  • Reply Giovy Febbraio 22, 2019 at 4:04 pm

    Che spettacolo di storia! Sono a Milano proprio la settimana prossima per lavoro ma credo che riuscirò a scappare da quelle parti!

    • Reply Francesca Febbraio 23, 2019 at 4:16 pm

      Milano è ricca di spunti interessanti. Buon viaggio, allora!

  • Reply FRANCESCA SPARACO Aprile 2, 2019 at 9:11 pm

    Ho vissuto a Milano per oltre dieci anni e non ne avevo mai sentito parlare della via del laghetto e di Arima. Mi piace riscoprire certe storie un pò segrete un pò misteriose 🙂

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