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Diario distratto

Zingaro libero: Lucio Dalla, Bologna e la musica

Marzo 1, 2019
Diario dei giorni distratti

Perché, a distanza di sette anni esatti dalla sua morte, siamo ancora così legati a un artista visionario e difficile da etichettare come Lucio Dalla? Posso parlare per me e spiegare che a lui, indirettamente, devo tutto, perché mi ha insegnato che libertà significa dormire su una panchina sotto le stelle nel bel mezzo di un concerto, fregandosene di tutti.

E se non ci sarà più gente come me, voglio morire in Piazza Grande, tra i gatti che non han padroni come me, attorno a me

Lucio Dalla, Piazza Grande

Prima decade degli ’80: il mio universo era composto da una manciata di anni e dal privilegio di poter osservare il piccolo stadio di un paesino in provincia di Bari da un balcone. In una delle estati più calde arrivò Ron che, all’apice del successo, per uno strano scherzo del destino finì per suonare proprio nello stadio di quel paese piccolo piccolo.

In quella calda estate, fu accompagnato da un uomo altrettanto piccolo e geniale, Lucio Dalla, che quella sera non cantò nemmeno una canzone.

La verità è che non ricordo proprio nulla del concerto di Ron, tutta la mia attenzione era concentrata su un uomo che non avevo mai visto prima e che esercitava il fascino del pifferaio magico, perché fu capace di guardare le stelle per ore, in mezzo al caos, sdraiato su una panchina dello stadio quasi fosse in completa solitudine. Lucio sembrava un concentrato di disobbidienza, un richiamo per ogni bambino, eppure si guadagnò tutta l’ammirazione di una bambina di pochi anni solo quando riuscì ad addormentarsi profondamente con il clarinetto stretto al petto. Solo e libero nonostante il rumore della folla, lui e le stelle: un’immagine che non ho mai dimenticato.

Lucio Dalla e la sua Bologna

Bologna e Lucio Dalla hanno vissuto un binomio talmente speciale da fondersi in un’unico simbolo. Se Lucio in passato ha incarnato l’anima di Bologna, oggi Bologna è Lucio. Tutto parla di Dalla in città, tra i vicoli, la celebre Piazza Maggiore e la meno nota Piazza Grande, quella che ha dato il titolo al famoso brano e che in realtà è la più raccolta Piazza Cavour.

Lucio viveva così tanto la sua Bologna da mescolarsi alla folla e concedersi ad essa ogni giorno senza mai negarsi. Musicisti, artisti, geni, ribelli e folli: amava incontrare anime speciali per il semplice gusto di scambiare quattro chiacchiere.

Lucio ha sempre coltivato la disobbedienza nell’arte. D’altra parte, come lui stesso ci ha insegnato, l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale.

Casa di Lucio Dalla

Bologna ama così tanto Dalla da averlo elevato al ruolo di simbolo della città. Oggi in Via Massimo D’Azeglio (la sua via), tutti i giorni, alle 18:00 in punto, la musica in filodiffusione risuona uno dei suoi brani e posso assicurarvi che, in quella manciata di minuti, c’è quasi sempre un silenzio che mette i brividi.

Via D’Azeglio 15, casa di Lucio


Dalla è stato tra i più grandi raccontastorie del ventesimo secolo. In tempi che avrebbero anticipato l’epoca dei selfie, del guardami come mi diverto, Lucio riusciva a mettere in pratica l’arte più complessa: farsi da parte per mostrare e raccontare quel che osservava attorno a lui. Come spesso accade agli esseri speciali, il destino gli ha spesso fornito ottimo materiale: lo stesso Dalla raccontava, in una vecchia intervista*, della nascita di Futura.

Futura nacque come una sceneggiatura, poi divenuta canzone. La scrissi una volta che andai a Berlino. Non avevo mai visto il Muro e mi feci portare da un taxi al Checkpoint Charlie, punto di passaggio tra Berlino Est e Berlino Ovest. Mi sedetti su una panchina e mi accesi una sigaretta. Poco dopo si fermò un altro taxi, ne discese Phil Collins che si sedette nella panchina accanto alla mia e anche lui si mise a fumare una sigaretta… Mi venne la tentazione di avvicinarmi a Collins per conoscerlo, per dirgli che ero anch’io un musicista. Ma non volli spezzare la magia di quel momento. In quella mezz’ora scrissi il testo di Futura, la storia di questi due amanti, uno di Berlino Est, l’altro di Berlino Ovest, che progettano di fare una figlia che si chiamerà Futura*

A distanza di anni, a partire dal 2011, mi sono ritrovata mio malgrado a fare la pendolare a Bologna. Da Via D’azeglio, al numero civico 15, ci sono passata spesso e una volta ho potuto ammirare le ampie finestre della sua casa aperte su stanze illuminate e il suono di un pianoforte. Potevo sbirciare un paio di quadri meravigliosi e ogni volta mi veniva voglia di citofonare come si fa con un vecchio amico. Avrei voluto soltanto dirgli che mi ha insegnato a fregarmene e a concentrarmi sulle stelle.

* Lucio Dalla prevede il XXI secolo (incontro a Catania, primavera 1997), su beppesevergnini.com

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12 Comments

  • Reply Sabrina Balugani Marzo 1, 2019 at 9:07 am

    Nonostante sia cresciuta a pane e Dalla essendo molto vicina a Bologna, non mi ha mai dato grandi emozioni ma mi rendo conto forse adesso che ho una certa età che sia stato un grande cantautore. A volte sottovalutato e a volte troppo criticato ma che del suo cantare ne ha fatto un grande lavoro. Questo itinerario nella sua Bologna mi piace molto.

  • Reply Dany M Marzo 1, 2019 at 12:01 pm

    Lucio Dalla porta in me bellissimi ricordi, la sua musica è poesia pure!

  • Reply Samanta Berruti Marzo 1, 2019 at 3:11 pm

    Quanti ricordi che ho, associati alle canzoni di Dalla! I falò d’estate, il campeggio, le gite in macchina cantando “Piazza Grande”.. un binomio – Dalla e Bologna – che ci permette di rivivere le sfumature più umane e meno patinate di un cantante che ci ha regalato tantissimo, sognatore e ribelle per antonomasia. Bellissimo post.

  • Reply Annalisa Marzo 1, 2019 at 4:55 pm

    Lucio Dalla è stato davvero un grande interprete, tanto amato ma anche tanto odiato. Ma proprio per questo rimarrà immortale nella memoria degli italiani. Ha lasciato testi meravigliosi, e musiche geniali ( vedi Attenti al lupo). Se dovessi andare a Bologna credo che impronterei il percorso proprio sulla sua carriera artistica.

  • Reply Giovy Malfiori Marzo 3, 2019 at 4:11 pm

    Pensare a Dalla mi fa pensare subito alla mia mamma e al fatto che l’amava moltissimo. Ci sono canzoni che ancora mi commuovono molto.

  • Reply valeria Marzo 3, 2019 at 9:22 pm

    Che bel ritratto che hai fatto di Lucio Dalla, solo un grande può riuscire ad essere così anticonformista senza essere ridicolmente strano a tutti i costi, perchè per lui parlano le sue musiche geniali e i suoi testi spiazzanti e poetici. Non sapevo di quella musica diffusa ogni giorno nella sua strada, andrò a cercarla appositamente alla sua ora, per rendergli omaggio nella sua Bologna.

  • Reply Raffi Marzo 4, 2019 at 7:52 am

    Ci sono canzoni che mi ricordano persone, profumi e situazioni. Dalla mi ricorda i miei 16 anni, quando scoprivo la musica dei cantautori e lui era quello che mi accompagnava mentre scrivevo. L’ho amato molto. E quando è morto ho provato lo stesso dolore che si prova quando perdi un amico che sa tutto di te.

  • Reply francesca Aprile 2, 2019 at 10:13 am

    Bologna e Lucio Dalla, un binomio imprescindibile. L’ha caratterizzato tantissimo ed è stata a sua volta trasformata da questo grande artista. Peccato averlo perso così presto

  • Reply Simona Aprile 3, 2019 at 6:43 pm

    Francesca mi è piaciuto davvero moltissimo il tuo articolo. Hai saputo raccontare in modo incredibile il grande Dalla e Bologna. È stato come leggere una poesia o una vera canzone. Complimenti davvero, te lo dico sinceramente!

    • Reply Francesca Aprile 3, 2019 at 7:10 pm

      Grazie di cuore, Simona, non sai quanto mi faccia piacere!

  • Reply Sara Chandana Aprile 27, 2019 at 10:50 pm

    Lucio Dalla lo vedevo camminare per le stradine di Urbino, quando vivevo lì. Come uno qualunque. E, una volta, io e mia zia ce lo trovammo nella macchina davanti perché stava partecipando alla mille miglia, quante risate! Non ci potevamo credere.

  • Reply Federica Maggio 1, 2019 at 3:55 pm

    Devo ammettere che io ho pochi ricordi di Lucio Dalla, ma mi piacevano le canzoni! Non l’avevo mai visto sotto questa luce come simbolo di “libertà e disobbedienza”, ma ora che ho letto il tuo post mi hai incuriosito. Studierò il personaggio 🙂

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