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Diario distratto

Come un papavero in un campo di grano

Janani viene  da Tamil Nadu, vende abiti e stoffe preziose nei mercatini di provincia e non parla volentieri di sé. Le piace ripetere che la bancarella appartiene a suo marito, eppure tutto rivela un gusto tipicamente femminile. Gli abiti disposti ordinatamente su grucce argentate, insieme alle stoffe impilate per gradazione di colore, riproducono una precisa scala cromatica che, agli occhi dei passanti meravigliati, si trasforma in un perfetto arcobaleno di seta.

È una di quelle rare persone cui è stato concesso il dono di rendere speciale ogni luogo. Parla a voce bassa, quasi per timore di disturbare, e quando legge lo stupore in chi ha di fronte, sorride mostrando denti bianchissimi su una pelle di cioccolata.

Vivere da straniera in terra straniera

Ogni settimana la osservo riporre le stoffe con gesti lenti, in un ordine tale da trasformare la bancarella in un luogo sacro; ogni volta mi domando quanto sia difficile per lei vivere da straniera in terra straniera ed essere donna, per giunta. Mi chiedo quanto paghi la diversità in un’epoca di omologazione ed emulazione e se alla fine anche lei si è costruita una rete di solitudine e diffidenza per proteggersi dal mondo circostante.

Diario dei giorni distratti

Vorrei domandarle quanto le è costato lasciare l’India e i suoi colori per trasferirli tutti su una bancarella come una nave in bottiglia, invece è sempre lei ad anticiparmi. Chiede il nome della piantina che reggo tra le mani, le rispondo che ho smesso di catalogarle ma tutto quel che so, è che regge bene il caldo e ha fiori che si aprono soltanto in presenza del sole.

«A volte mi sento come un papavero in un campo di grano.»  Mi dice in un sussurro.

La capisco. Tutti, prima o poi, sono stati il fiore spuntato per errore proprio dove ci si aspetterebbe tutt’altro. Non deve essere facile, tuttavia, vivere l’estraneità come una costante.

«Per questo ordino per colore» aggiunge, « Così larancione, in mezzo al giallo e al rosso, non si sentirà poi così diverso

Sarò papavero in un campo di grano

Guardo l’arcobaleno di stoffa in tutte le gradazioni dell’azzurro fino ad arrivare al giallo e infine all’abito rosso fuoco. A Janani torna il sorriso, quell’abito viene da Tamil Nadu, è speciale. Lo prendo, la ringrazio e le do appuntamento alla settimana successiva, come sempre. Janani saluta con la mano, ci pensa su e sentenzia con allegria:

«Con quel rosso addosso, sarai anche tu un papavero in un campo di grano»

È stato allora che credo di aver capito che non deve essere poi così male essere la stoffa riposta sullo scaffale sbagliato o il papavero in un campo di grano. Se non altro, nessuno sarà mai uguale a noi.

 

Diario dei giorni distratti

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Beve troppi caffè, non trova mai l'auto nei parcheggi, narratrice delle cause perse.

2 Comments

  • Esther
    Aprile 4, 2019 at 9:41 am

    Questo tuo articolo è una poesia pieno di argomenti di riflessione. Chi lo dice che viaggiare significa prendere un volo? può significare anche solo scoprire la gente che vive intorno a noi.
    Leggendo pensavo a come oggi veniamo bombardati da frasi sibilline ” la diversità” premia, ti rende unico , ma poi c’è chi dice il contrario. Così si costruiscono ” reti di solituni e diffidenza per proteggersi dagli altri” , molto più comodo!
    Io anche voglio essere un papavero, e chi se ne frega se non ce ne sono altri nel campo … neache di colori simili come dice Janani-

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